Julio Cesar: "E' una finale, noi siamo pronti"

3 novembre 2009
Interviste
Non sono tattica, Shevchenko, Dinamo Kiev in generale o clima da ultima spiaggia ad impensierire il portierone brasiliano. Nell'edizione odierna della Gazzetta dello Sport un intervista a Julio Cesar in vista della delicata sfida di domani che JulioCesarFans.com vi propone in versione integrale (Continua...)

La cosa che più lo preoccupa è “il freddo che troveremo in Ucraina. Sono brasiliano, non riesco proprio ad abituarmi all’inverno europeo. Mamma mia, mi sa che indosserò tre maglie, pantaloni lunghi e due paia di calze di lana”. Ride, ma è sincero il fuoriclasse carioca, uno di quelli a cui stare vicini per non sentire più di tanto la pressione di una trasferta che in effetti ha il sapore della gara senza ritorno. A Livorno, Oriali ha assicurato che “presto risolveremo anche il presunto problmea del suo contratto”. Verrà prolungato fino a giugno 2015, questione di poche settimane, il d.t. Branca ci lavora da tempo.
 
Un ottimista per natura il numero uno della Selecao, è un po’ il Jovanotti del calcio. Il primo Jovanotti, naturalmente, quello che appunto pensava positivo, rideva alla vita, paragonava la sua donna a una moto e invitava tutti a guardare come si diverte. Julio è il più guascone durante la settimana, ma è una macchina da guerra quando si scende in campo. “Una finale. A Kiev è una finale – dice -. Va bene così, perché ci arriviamo con il morale giusto, con tanta fiducia. La vittoria di Livorno è ciò che ci serviva. Questo vantaggio è importante: non decisivo, ma importante si. Di sicuro fa male a chi insegue, perché ora là dietro non possono più sbagliare. Noi abbiamo margini, loro molto meno. E questo non può condizionare il discorso scudetto”.
 
Almeno arrivano buoni presagi da casa Julio Cesar, come le due splendide parate di Livorno (“in una grande squadra devi gestire al massimo due-tre palloni e lì devi farti trovare pronto”) E poi “abbiamo ritrovato pure il portafogli con documenti e visti di mia moglie”. Qualche giorno fa, tramite la Gazzetta, aveva fatto un appello: “Restituiteci almeno i documenti e vi farò avere una mia maglietta firmata dall’intera squadra”. Detto, fatto: “E’ tutto in portineria” ha raccontato Julio. Cose che succedono allora anche in Italia, non solo in Germania. Che c’entra la Germania? Beh, nel 2006, durante una gara del Brasile al Mondiale, Susana Werner (moglie di Julio) perse ancora il suo borsellino. Ritrovato, fu avvisata tramite altoparlante. A proposito, nel borsellino c’erano parecchi soldini: nessuno toccò un euro.
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