Julio Cesar: grazie a Lippi e a Buffon

21 giugno 2009
Interviste
In edicola oggi con la Gazzetta dello Sport, una interessante intervista fatta a Julio Cesar durante il ritiro della nazionale brasiliana.(Continua...)

Hotel del ritiro Seleçao, aspettando l’ultimo allenamento verso Italia-Brasile di stasera. Julio Cesar ha un computer avanti, naviga su Internet sfogliando pagine brasiliane e titoli di notizie italiane. La sfida di stasera per lui ha confini strani, ma non c’è disagio nel trovarsi lì, un po’ a metà strada.

Che Italia si aspetta, Julio Cesar?
«Magari un po’ più offensiva del solito, e questo può essere buono: se ci lasciano spazi, Kakà e Robinho sapranno come infilarcisi».

Al Brasile basta anche un pari:che fate, vi accontentate?
«No. Ma poi, nel corso di una partita, arriva un momento in cui puoi decidere di gestire: nel caso, saremo noi a potercelo permettere».

Dunque è vero che, con Dunga, è un Brasile più «italiano»?
«Se avere una difesa forte, che ha preso 6 gol in 14 gare di qualificazione mondiale, vuol dire questo, magari sì. Ma a me sembra più che altro un Brasile che si sta rinnovando, con tanti giovani che hanno voglia di fare la storia, di vincere».

E’ quello che in Italia ci si aspetta da Balotelli, però...
«Ha segnato e poi è stato espulso, vero? Mario sta dimostrando il suo talento,ma nel calcio quello non basta: deve ancora crescere tanto».

Anche Cassano?
«Cassano ha grande tecnica, mi piace. Meno male che non c’è: molto meglio non averlo contro, stasera».

E Santon?
«Santon merita la Nazionale e tutto quello che gli sta succedendo, perché è forte e ha anche la testa a posto. Faccio il tifo per vederlo in campo contro di noi».

Per vedere Giuseppe Rossi meno, vero?
«A Londra è entrato ed è cambiata l’Italia. Ci ha sorpreso: tecnica, velocità, gran tiro. Per quello, saranno cavoli miei: con ’sti palloni...».

Difficili?
«Schifosi, leggerissimi. Non è che cambiano traiettoria: non ne hanno una. Quando vedrò Gigi Buffon voglio  chiedergli come si trova lui. Di sicuro si trova bene Pirlo quando calcia le punizioni e infatti l’ho già detto ai miei compagni: niente falli vicini all’area».

Però, rispetto a Buffon, lei i suoi avversari li studia tutto l’anno.
«E questo, per me che sono un grande osservatore, conta. Appena arrivato in Italia guardavo soprattutto Buffon, la sua personalità: un difensore che si volta e vede lui, si fida. Ecco cosa cercavo di essere, una volta all’Inter: un portiere di cui fidarsi ciecamente».

Vuol dire che l’allievo ha superato il maestro?
«Quello del portiere numero uno al mondo è un discorso che piace a voi, a me non interessa, al massimo mi fa sentire orgoglioso: non vedo la mia carriera come una sfida per superare per forza qualcuno».

Beh, però con Buffon, stasera, almeno una sfida inizierà, e sarà lunga un anno: scudetto, Champions League e poi Mondiale.
In Italia potrà essere la Juve, più che il Milan, la vera rivale dell’Inter?

«Questo è presto per dirlo. Posso dire che la Juve avrà un Diego in più - grande acquisto, giocatore che può fare la differenza-e il Milan un Kakà in meno. E con Kakà il Milan ha perso uno dei quattro giocatori più forti del mondo, assieme a Messi, Ronaldo e Ibra».

Ha chiamato Moratti per dirgli di non farsi venire tentazioni?
«Ibra non deve muoversi e se rimarrà, lo farà felice di restare. Capirà che ci teniamo tutti: che il suo posto è lì, all’Inter».
 
E se con il 4-2-3-1 nascesse un’Inter molto simile a questo Brasile?
«Il Brasile sta migliorando senza palla: che siamo bravi con il pallone si sa, ora cerchiamo più compattezza quando ce l’hanno gli altri, mescolando alla qualità un po’ di concretezza in più. E’ quello che chiede Dunga, ma in
fondo anche Mourinho».
 
Realizzato con SitoInternetGratis :: Fai una donazione :: Amministrazione :: Responsabilità e segnalazione violazioni :: Pubblicità :: Privacy