Sky: tutto Julio Cesar a Special100one

8 novembre 2008
Interviste
Trenta minuti nerazzurri su Sky Sport. Il canale satellitare dedica una lunga e ricca parentesi dei suoi programmi all'Inter nella trasmissione, dal titolo "Special100one". La puntata odierna di "Special100one" è dedicata a Julio Cesar. Oltre l'intervista al portiere nerazzurro, realizzata da Andrea Paventi al centro sportivo "Angelo Moratti", le parole della moglie Susanna, i pareri tecnici di Luca Marchegiani, con cui Julio aveva giocato i primi 6 mesi in Italia al Chievo, e dell'allenatore dei portieri Silvino. E poi si rivivrà la settimana nerazzurra con le trasferte di Reggio Calabria e Nicosia.
 

Julio Cesar: ci parli del suo momento all'Inter...
"Per me è uno dei migliori della mia carriera, non solo nell'Inter, ma anche in nazionale. All'Inter stiamo benissimo, siamo lì in campionato ad un punto dal Milan e in Champions League siamo primi nel nostro girone e, se vinciamo la prossima partita, siamo già qualificati. Dobbiamo rimanere con la testa tranquilla, lavorare e guardare sempre avanti".

Non era mai capitato, a lei e a Mourinho, di subire cinque gol in due partite...
"In 2 partite no, da quando sono tornato non mi ricordo proprio. Però c'è sempre una prima volta, sono delle cose che possono capitare... Contro la Reggina era importante vincere e, anche se abbiamo subito 2 gol, sono arrivati i tre punti fuori casa. Con l'Anorthosis è stata una serata storta per tutti quanti. Anche la squadra non ha giocato bene, dal portiere all'attaccante, a parte quelli che sono entrati dopo e mi riferisco a Vieira, Cruz e Maxwell. Penso che la squadra non abbia espresso il suo miglior gioco, abbiamo sottovalutato l'avversario. All'inizio abbiamo giocato bene, poi sono accaduti degli episodi strani che possono capitare nel calcio. Penso che, per come è andata la partita, il risultato sia buono per noi".

Cosa vi siete detti lei e Nicolas Burdisso dopo l'episodio del primo gol dell'Anorthosis?
"Ognuno si prende la propria responsabilità, abbiamo sbagliato tutti e due... Il calcio e' così, i gol nascono sempre dall'errore di qualcuno. L'importante e' rimanere tranquilli durante la partita, riprendersi velocemente e cercare di fare una bella gara. Poi, a freddo, si parla in allenamento di cio' che e' accaduto".

Quanto la diverte giocare in una squadra così offensiva come l'Inter?
"È la caratteristica del nostro allenatore, a lui piace giocare cosi'. Dobbiamo stare piu' attenti dietro, pero' e' una cosa bella".

Qual è il segreto di Maicon, come fa a correre sempre così?
"È un giocatore che fisicamente e' una bestia, non salta mai una partita. È sicuramente uno dei punti forti di questa squadra".

Sente di essere arrivato al massimo della forma o può ancora migliorare?
"Ogni volta che scendo in campo, cerco di dare il 100 per 100. È anche vero che provo sempre a migliorare in ogni partita e in ogni allenamento. Voglio continuare cosi' e migliorarmi sempre di piu'".

Luca Marchegiani ha dichiarato che la sua più grande qualità è l'umiltà...
"Nella mia carriera ho visto tanti giocatori che hanno vissuto momenti belli, ma anche momenti brutti. Penso che si debba restare sempre con i piedi per terra, anche quando si vivono momenti positivi. Ringrazio Luca perche', se sono arrivato all'Inter pronto per giocare, e' perche' i mesi passati al Chievo con lui mi sono serviti per prepararmi bene".

È vero che sua moglie ha condotto la trattativa con l'Inter?
"Lei parla italiano e mi ha dato una mano. È vero che dovevo andare in Portogallo, ma quando mi ha chiamato l'Inter ho detto a mio padre di fermare tutto perche' volevo venire all'Inter. Sono contento che sia andata cosi'".

Quanto la inorgoglisce aver rinvigorito la tradizione dei bravi portieri all'Inter?
"Sono contento. All'inizio e' stato difficile e non mi sono subito adattato, ma Mancini mi ha aiutato molto. Se sono arrivato a questi livelli, devo ringraziare molto anche lui. Ho avuto la fortuna di conoscere Walter Zenga al centenario dell'Inter, mi ha chiesto scusa perche' aveva detto che l'Inter aveva bisogno di un portiere nonostante ci fossi io. Sono stato contento per una cosa del genere detta da un grande campione come lui...".

Che differenza c'è stata nel passare da Giulio Nuciari a Silvino?
"Hanno due caratteri diversi: Nuciari e' piu' serio e molto professionale, con Silvinho parliamo la stessa lingua. A volte ci insegnamo le parole in Italiano a vicenda, anche se lui fa fatica... A parte gli scherzi, comunque, anche lui in allenamento richiede la massima concentrazione ed è molto serio".

Si può dire che in questi anni è molto migliorato nelle parate basse e nei calci piazzati?
"Sulle punizioni ho commesso degli errori, ma ogni volta che prendo gol su punizione salta fuori questa cosa... Mi ricordo con il Palermo, io ho messo la bariera al contrario e ho preso goal da Corini: ma non era stata una cosa voluta da me, Mancini aveva voluto provare questa cosa qualche giorno prima in allenamento. Dopo quella volta non abbiamo piu' messo la barriera al contrario, ma dopo quell'episodio sono iniziate le voci maligne che mi vogliono scarso sui tiri piazzati. Per quel che concerne le parate basse, sono molto difficili e sono contento di riuscire a parare anche questi tiri".

Una delle sue più belle parate è stata quella contro il Fenerbahce su un tiro di Alex...
"Sì, ma a me e' piaciuta molto quella che ho fatto su Fernando Torres a Liverpool. Per me e' stata la mia miglior parata".

Qual è il giocatore che le mette più paura sui calci piazzati?

"Sicuramente Del Piero, per me e' il giocatore italiano piu' forte, puo' calciare da entrambe le parti".

Quanto è difficile aver cambiatio nell'ultimo anno tanti compagni in difesa?
"Problemi non ce ne sono stati perche' sono tutti campioni, semmai il vero problema ce l'aveva l'allenatore quando erano tutti disponibili. Non e' sicuramente facile scegliere...".

Quanto le ha dato retta Adriano in questi anni? Che cosa ci deve mettere ancora per fare il salto di qualità?
"L'amicizia tra noi e' fortissima, non voglio parlarne perche' magari vengono interpretate male le mie frasi. Faccio il tifo per lui, spero ritorni presto a darci una mano".

Quanto è stato importante per il Milan l'arrivo di Ronaldinho?
"È un fuoriclasse, e' uno che rispetto molto e, quando vuole, fa davvero la differenza".

A proposito di punizioni, al Milan arriverà anche David Beckham...
"È un altro che calcia benissimo le punizioni. Dovro' stare attento perche' lui e' furbo, vede il portiere fuori dai pali, e a me spesso piace stare un po' fuori dalla porta. Comunque per Milano e' una grande presenza".

L'Inter deve dimostrare qualcosa contro l'Udinese?
"No, non credo. Non dobbiamo dimostrare niente, dobbiamo solo scendere in campo e giocare la nostra partita. Quando le cose girano male cominciano a fare i paragoni Mancini-Mourinho. Noi dobbiamo solo scendere in campo ed eseguire quello che il tecnico ci chiede di fare".

Che preoccupazione c'è a giocare contro una squadra che schiera tre attaccanti?
"Il Milan, ad esempio, non ha avuto opportunità vere per segnare. C'è stata un'occasione di Ronaldinho dove ho fatto una bella parata, poi il pareggio sembrava giusto. Contro la Fiorentina hanno fatto soltanto un cross in mezzo, ma non hanno avuto occasioni chiare per segnare. Dobbiamo fare quello che abbiamo fatto contro le squadre che giocano con 3 attaccanti. È chiaro, con tanta attenzione, perchè l'Udinese è una squadra in forma, con giocatori veloci e con Di Natale che, secondo me, è uno che fa la differenza: veloce, tecnico, che tira benissimo. C'è pure Pepe che è molto bravo, è chiaro che dobbiamo stare attenti a questi due giocatori veloci".

Qual è la cosa più importante che ha fatto tua moglie per lei?
"È una persona che ha lasciato tutto indietro. In Brasile era conosciuta, aveva il suo lavoro, la sua indipendenza. Da quando mi ha conosciuto ha lasciato tutto. Penso che per un uomo questo è un segnale molto bello. Qualche volta chiedo a me stesso se io avessi avuto la forza di fare la stessa cosa per lei. Comportandosi così mi ha fatto capire quanto mi vuole bene e quanto ci tiene, di questo sono contento perchè, quando sono arrivato in Italia, non mi vedevo proprio lontano dalla mia famiglia. Sono uno molto legato ai miei giocatori e ai miei fratelli e, quando mi è stata data questa opportunità di lasciare il Brasile, mi sono detto che dovevo vedere se ero un uomo oppure no. Susanna mi è stata sempre accanto, anche a Verona dove ho vissuto dei momenti difficili: ho smesso di andare in nazionale e ho smesso di giocare. In Brasile non si parlava più di Julio Cesar e lei è sempre stata lì, arrivavo a casa e a volte piangevo perchè non andavo neanche in partita. Lei mi è stata sempre a fianco, se sono diventato quello che sono lei ha una percentuale grandissima di merito, diciamo il 50-60 per cento. Sono uno che non è nato per vivere da solo, devo avere sempre una persona vicina e lei è stata grande".

Lei è sempre dell'idea che suo figlio può fare il calciatore, ma non il portiere?

"Se facesse il portiere, non mi piacerebbe proprio... Lui deve scegliere quello che vuole, è piccolo e ha solo 6 anni. Certe volte viene da me e mi chiede di giocare a basket, altre volte a pallavolo o tennis. Non si accontenta mai. Un'altra volta è venuto da me e mi ha detto che non voleva giocare più a calcio, non andare più alla scuola calcio dell'Inter e io gli ho risposto di fare quello che voleva. Anche se è piccolo, rispetto le sue decisioni. Penso che la cosa più importante sia studiare, crescere ed essere un bambino maraviglioso. Questo basta".
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