Julio Cesar, la differenza dell'Inter

28 dicembre 2008
News
Presentando la sua autobiografia, Sebastien Frey ha fatto la classifica dei migliori portieri d’Europa e ha messo il suo nome dopo quelli di Buffon, Cech e Julio Cesar. Buffon è considerato il miglior portiere del mondo dalla critica, dai colleghi e dagli esperti, ma solo sul numero 1 di Marina di Carrara c’è un consenso così netto e ampio, quasi l’unanimità. Sugli altri, su quelli da podio, il dibattito è aperto. In quest’ultimo periodo, complice la semifinale di Euro 2008 fra Italia e Spagna risolta ai rigori, Casillas si è avvicinato molto. Più vicini lo sono anche Cech e Frey, ma al primo posto, fra i suoi rivali, c’è probabilmente Julio Cesar.



I MERITI DI JULIO CESAR - Se l’Inter ha avuto la miglior difesa della scorsa stagione, la terza di due anni fa, e se quest’anno è a soli 2 gol di distanza dalla difesa della Juventus (e in porta non c’è Buffon, ma Manninger...), il merito è sì di Cordoba e Samuel, di Materazzi e Chivu, ma anche e soprattutto del vero fenomeno brasiliano. Quando Roberto Mancini, nell’estate del 2005, lo preferì a Toldo come titolare dell’Inter non mancarono le critiche e in qualche caso anche giustificate.

SUPERATO TOLDO - Toldo era uno dei migliori portieri d’Europa, aveva dimostrato che l’allenamento, la passione, l’attenzione potevano far migliorare un fior di professionista come lui. Buffon era natura e istinto, Toldo era scuola e applicazione, era crescita costante. Sotto questo profilo, Julio Cesar ha preso molto dal suo predecessore. Certo, Mancini aveva visto bene, intuendo nel brasiliano le potenzialità poi mostrate, ma dal giorno del debutto nell’Inter ad oggi il suo miglioramento è stato netto. Allora era dietro a tutti. Dietro a Toldo nel club e a Dida nella Seleçao. Senza bruciare le tappe, ma con determinazione, forza e bravura, Julio Cesar ha scalato una posizione dietro l’altra, oggi è titolare indiscusso sia nell’Inter che nel Brasile.

JULIO CESAR, IL MIGLIORE - E’ un portiere completo: è freddo di fronte all’avversario che arriva da solo nel suo territorio (non va mai giù prima dell’attimo giusto), ha coraggio e tempismo nelle uscite, va a terra alla velocità di una ghigliottina, ha uno spiccato senso della posizione, eccellenti qualità di palleggio (sbaglia raramente un rinvio con i piedi) e soprattutto autorevolezza. Forse è sotto questa voce che si è fatto preferire a Toldo, che pure in porta non era (e non è) certo un agnellino. Di questa nuova, strana per noi (ma non per i brasiliani), colonia di portieri verdeoro è il leader assoluto: Dida si è perso da solo, Doni e Rubinho non sono al suo livello, mentre Julio vola.
 
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